| subway 5 | vita standard di un informatore scientifico | subway 2004 |
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Prefazione di Giuseppe Culicchia Di fronte al ferreo regolamento di "Subway", che richiede agli autori dei racconti di indicare il numero di fermate necessarie alla lettura e il genere letterario delle loro opere, Massimiliano Zambetta ha scelto di catalogare il suo "Vita standard di un informatore scientifico" come una "storia di fine amore". Il che naturalmente è del tutto legittimo, ma anche un po' riduttivo. "Vita standard di un informatore scientifico", titolo-omaggio ad Aldo Busi e al suo venditore di collant, è molto più che una semplice storia di fine amore. C'è ad esempio un umorismo feroce, che non risparmia nessuno a cominciare dal protagonista, l'informatore scientifico dalla vita standard. Uomo di poche ma calibrate, significative parole, che convive con la moglie Anita e con la figlia di lei Federica, e che si diverte a regolare il funzionamento degli intestini altrui specie se ha occasione di servire il caffè quando in casa capita Fabrizio, il padre di Federica ed ex marito di Anita. Tra un appuntamento di lavoro e un convegno a base di presentazioni di nuovi prodotti e relativi spot ("la gente deve convincersi come noi che le novità non riguardano soltanto la confezione"), il protagonista riesce a portarsi a letto Pamela, l'amica minorenne di Federica, nonché a comprare i favori di un medico "dimenticandosi" un palmare nel suo studio. Operazione che si intuisce di routine, in un paese che da tempo si è allegramente (?) lasciato alle spalle l'ormai obsoleta "ansia moralizzatrice" dei primi tempi di Mani Pulite. "Mi sento qualche anno in più addosso, magari più tardi mi passa", fa dire Massimiliano Zambetta al suo protagonista. C'è una tristezza di fondo, in questo racconto, una disperazione palpabile, un senso di vuoto, privato e sociale. Eppure si ride: verde, ma si ride. Anche se motivi non ce ne sono. Perché se da un lato il mondo degli adulti risulta inevitabilmente falso, corrotto, ipocrita, dall'altro i giovani non sembrano curarsene troppo. E malgrado la vitalità che bene o male sprigionano, paiono predestinati, pure loro, alla sconfitta. |
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