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le distanze
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come comincia |
un flashback |
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le _______distanze |
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C'era una fiat millecento indaco che andava sulla strada statale in direzione di Vietri, a sud di Cava dei Tirreni, verso il mare. Alla guida di quella fiat millecento c'era mio padre, con gli occhiali appesantiti dalle lenti aggiuntive da sole che gli scivolavano dal naso e un fazzoletto infilato tra il collo e la maglietta per assorbire il sudore. Mia madre era seduta a fianco a lui e si manteneva alla maniglia in alto sulla sua destra, portava un foulard di poliestere sulla fronte e gli occhiali da sole con la montatura rosa e bianca. Dietro io e mio fratello Andrea con le maschere di sub calate sulla faccia. La macchina si manteneva al di sotto del limite di ottanta chilometri orari di almeno altri venti. Non si potevano tenere i finestrini aperti per paura di prendere tutti il mal di gola. Era il mese di agosto, di domenica. Io e mio fratello Andrea, in pantaloncini, canottiera e sandali di plastica trasparente avevamo le gambe incollate ai sedili di finta pelle per il caldo. Ogni tanto, mamma ricordava a mio padre di rispettare i limiti di velocità, "guarda," gli rispondeva lui, senza indicare niente, "guarda a quanto andiamo," continuava a dire, ma aveva paura di lasciare il volante: se fosse dipeso da lui avrebbe usato la prima e la seconda marcia, la terza era una fonte infinita di stress e la quarta non sapeva neanche cosa fosse. Era presto, eravamo partiti alle sei e mezzo di mattina per non trovare nessuno sulla strada e per arrivare per primi in spiaggia: papà non sopportava la folla. A un certo punto, mio fratello aveva provato a togliersi la maschera da sub. Me ne ero accorto e gli avevo poggiato una mano sulla coscia. Lui si era fermato un istante, aveva cominciato a respirare affannosamente e a muoversi avanti e indietro. Io gli mantenevo la mano all'interno della coscia. Respirava sempre più affannosamente, come se in preda a un attacco d'asma. Mamma si voltò verso di noi per controllare la situazione, mio fratello si tolse la maschera e prima che gli potessi fare qualcosa cominciò a gridare di dolore: un unico urlo prolungato stridulo cacofonico da vero animale. Si voltò anche papà. Un momento. |
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