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primo numero della terza serie di Nuovi Argomenti (1982) Enzo Siciliano
scrive alcune parole che possono aiutare a capire lo spirito di questa sezione.
Parlando di quella che vuole essere l'ambizione della rivista, chiede agli
scrittori di "occuparsi di quei fatti che assediano da vicino l'esistenza
quotidiana, e che ci appaiono indecifrabili, lugubremente enigmatici". E
in questa direzione Nuovi Argomenti ha sempre fatto la sua proposta editoriale
e letteraria. Il confronto dello scrittore con la realtà circostante. Nel
caso specifico di questo numero 25 con la realtà italiana del 2004, attraverso
lo sguardo di alcuni nuovissimi scrittori. Inizialmente la sezione di Nuovi
Argomenti sarebbe dovuta chiamarsi "Giro d'Italia" a causa delle provenienze
disparate degli autori e dei luoghi geograficamente distanti che si impegnavano
a raccontare. Con l'arrivo dei primi testi è emerso più delle volte una
denuncia o un atto di accusa.In particolare la precarietà di una parte dell'Italia
di oggi con i pezzi di Valeria Parrella e Massimiliano Zambetta,
ma anche le difficoltà dell'integrazione etnica (nel racconto di Flavio
Santi e in quello di Martino Gozzi) oppure la crisi di alcuni settori dell'economia
italiana come nel pezzo di Igino Domanin. Tanto da farci pensare che questa
"Italia infernale" a più voci avesse potuto corrispondere al titolo più
duro "Gironi d'Italia". Si è scelto invece "Italville" dopo che alcuni racconti
facevano riferimento al film di Lars von Trier (Sermidville di Davide Bregola,
Grifonville di Marco Mantello). Nel paese di "Dogville", nonostante ci siano
pochissime persone, c'è la varietà di tutte le peggiori qualità dell'uomo:
la violenza innanzitutto, ma anche l'opportunismo, l'avarizia, la sopraffazione,
il tradimento, la paura, l'ignoranza elevata a sistema di giudizio, la grettezza,
la misoginia, il disprezzo verso il diverso, il pregiudizio. Ma Dogville
non esiste, non è altro che una piattaforma teatrale, dove si muovono secondo
un copione le comparse di una messinscena in cui l'unico essere animato
alla fine è proprio il cane Mosè che dà il nome alla città e che per tutto
il film altro non è che una sagoma di gesso. Italville è una rappresentazione
dell'Italia di oggi, come Dogville dell'America degli anni trenta, forse
meno asfittica. Gli scrittori italiani hanno ancora i mezzi per raccontare
il mondo che ci circonda, per rendercelo meno enigmatico, conoscerlo meglio
almeno in un dettaglio, un frammento, raccontare la loro verità su questa
Italia.
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